FINALMENTE…

… il phono.

Ovvero il Forrest dedicato al giradischi.Eccolo.Il Virgo Reference Phono.Finito questa mattina dopo tre giorni di lavoro assiduo e altrettante settimane di studio, necessarie per realizzare questo progetto, meditato da tempo e prevedibilmente parecchio complesso.

La sfida era pensare un cavo di segnale dal carico capacitivo tale non solo da non snaturare le peculiarità della testina (mi sono tenuto in un range abbastanza largo), ma che potesse costituirne esso stesso, insieme al piano delle masse, la schermatura ulteriore.

Il tutto, cercando di stare dentro una dimensione ragionevole e mantenendo il giusto grado di maneggevolezza.

La geometria, denominata DD-Helix consiste in due doppie eliche concatenate. Una per ogni canale.

Il conduttore per il segnale è l’eccellente rame UP-OCC solid core dalla purezza 7N. Il piano della massa è invece costituito da altrettante eliche concatenate a passo progressivo, realizzate con conduttore in argento purissimo, per un totale di otto conduttori, di cui quattro, intrecciati (e visibili), vanno direttamente a massa.

I connettori sono i Viborg in rame pieno, placcate in oro 24K e le saldature eseguite con materiale audiograde WBT, privo di piombo.

Massima cura, dato il segnale delicato (e critico) che dalla testina arriva ai connettori del pre phono.

Il suono, seppur a km 0, fin dalle prime battute, appare di classe elevatissima.

Preciso, velocissimo e con un dettaglio che non credevo potesse essere estrapolato dai solchi di un vinile. Tutto questo unito ad una ricchezza armonica che il cavo precedente (che non cito per correttezza), seppur costosissimo, neanche si sognava.

Io lo trovo fantastico, anche se prevedo un lunghissimo periodo di burn-in.

Scusatemi, ma non riesco a trattenere l’entusiasmo per questo risultato.

Comunque c’è, adesso esiste ed è bellissimo.

… ED IO NO?

Sembrava dire il Supreme Reference, il ‘più meglio’ di tutti i Forrest, dopo che tutti in famiglia oramai sono stati upgradati con delle Viborg top di gamma in rame pieno.Ho provveduto.Guai a far venire i complessi d’inferiorità ad un cavo audio.Specialmente se è il re Supremo, appunto…

I Forrest di potenza?

Eccoli.

Adesso il cerchio è (davvero) chiuso.

Vi presento i Virgo Reference speaker cables.

Il cavo di potenza ideale per garantire la continuità ad altissimo livello dei Virgo interconnects di segnale fin dentro (letteralmente) i morsetti dei diffusori.

La geometria, T-Helix, estremamente elaborata, consiste in due coppie di eliche invertite (una per polo), a sezione differenziale e a passo progressivo per un totale di 13AWG per polo. Tutto ciò consente di mantenere molto contenuto il carico capacitivo, nonché un controllo dell’induttanza risultante in modo da garantire un corretto roll-off sulle alte ed altissime frequenze. La particolarità è che tale struttura viene poi suddivisa in maniera speculare nelle terminazioni in modo da conservare le caratteristiche fisiche del cavo stesso fino al punto di saldatura dei connettori, effettuata con materiale audiograde ad alta percentuale di argento (ecco il “letteralmente”).

Nel caso specifico i connettori sono forcelle in rame pieno. I conduttori, per tutte le sezioni, sono composti di rame UP-OCC solid core, ultrapuro (7N). Ciò garantisce una elevatissima velocità di propagazione del segnale, così da esaltare le capacità di pilotaggio dell’amplificatore. La schermatura è, come tutto il mondo Forrest, per compensazione. E’ il cavo stesso a fare da schermo durante il passaggio della corrente.

Non chiedetemi come ho fatto, senza impazzire ad incastonare 40 metri di conduttore in due cavi da 2,60 metri che non lo so nemmeno io. La cosa positiva è che nonostante la mole, il cavo vanta doti di manovrabilità eccellenti e consente un più che agevole posizionamento.

Nero 2021

Era ora. Non è stato ne facile ne immediato.

Cinque anni fa vedeva la luce il primissimo Forrest, frutto di due mie esigenze in fatto di powercord.

L’estrema linearità e un parametro a me sempre caro e che ho sempre ricercato in un impianto audio, la spazialità e la ricostruzione scenica dell’evento. Elementi la cui sintesi non avevo mai trovato in tutti i powercord fino a quel momento posseduti (tutti di altissimo livello, niente roba entry level nelle mura di casa mia o frutto di qualche pasticcione…).

Il Forrest, successivamente battezzato poi Nero, dopo la nascita dei suoi splendidi ‘colleghi’. Il Red, cavo pensato espressamente per il digitale e l’inarrivabile Supreme Reference, l’apoteosi del progetto Forrest (poi divenuto il mio marchio) nonché pura espressione della mia follia.

Da qualche tempo avvertivo la necessità di un upgrade, non di un qualcosa che sapesse di markX, ma di rivoluzionare l’intero progetto per renderlo ancora più competitivo in quella fascia di powercord molto alta (range in cui finora egli ha navigato) in cui merita di rimanere.

Ho quindi ‘reinventato’ il sistema D-Helix, completamente ridisegnato, implementando due eliche pure concatenate a circuito invertito, uno per la fase e l’altro per il neutro, mantenendo lo schema simmetrico. Tutto questo per contenere antipatici fenomeni capacitivi, controllare il carico induttivo, migliorando di fatto la schermatura cosiddetta ‘per compensazione’ che è una caratteristica fondamentale di tutto il mondo Forrest.

Per ottenere tutto questo, mi duole dirlo, ma bisogna essere andati a scuola e aver frequentato le lezioni di fisica. Niente radio elettra delle patatine col solito conduttore in rame lunare, del tutto fuori norma e con caratteristiche fisiche imprevedibili e pericolose.

Il powercord, oltre che ben suonante deve garantire la sicurezza.

Il suono.

Vi dico subito che il glorioso primissimo Forrest è stato pesantemente surclassato, soprattutto nella profondità e nella raffinatezza. Questa nuova versione suona più estesa, ancora più ariosa e coinvolgente e, permettetemi, più musicale e coerente. Caldo e con una gamma media ricca e decisamente più appagante e coinvolgente. Molto più esteso in basso e con un estremo alto e altissimo più levigato e raffinato (ho studiato molto sul roll off in questa regione di frequenze). Ciò conferisce all’esposizione una scena più profonda, credibile e coerente. Una bella spanna più su nella direzione della classe e del livello dell’oggetto.

Davvero un’altro suono, accidentaccio…

Alla fine era quello che volevo, no?

Non si tratta di un upgrade tecnico, ma di un progetto distinto e nuovissimo. Ci sta pertanto che quanto da esso prodotto sia un qualcosa di completamente diverso.

Nero. Ecco la nuovissima versione.

Era ora.

Non è stato ne facile ne immediato.

Cinque anni fa vedeva la luce il primissimo Forrest, frutto di due mie esigenze in fatto di powercord. L’estrema linearità e un parametro a me sempre caro e che ho sempre ricercato in un impianto audio, la spazialità e la ricostruzione scenica dell’evento.

Elementi la cui sintesi non avevo mai trovato in tutti i powercord fino a quel momento posseduti (tutti di altissimo livello, niente roba entry level nelle mura di casa mia o frutto di qualche pasticcione…).

Il Forrest, successivamente battezzato poi Nero, dopo la nascita dei suoi splendidi ‘colleghi’. Il Red, cavo pensato espressamente per il digitale e l’inarrivabile Supreme Reference, l’apoteosi del progetto Forrest (poi divenuto il mio marchio) nonché pura espressione della mia follia.

Da qualche tempo avvertivo la necessità di un upgrade, non di un qualcosa che sapesse di markX, ma di rivoluzionare l’intero progetto per renderlo ancora più competitivo in quella fascia di powercord molto alta (range in cui finora egli ha navigato) in cui merita di rimanere.

Ho quindi ‘reinventato’ il sistema D-Helix, completamente ridisegnato, implementando due eliche pure concatenate a circuito invertito, uno per la fase e l’altro per il neutro, mantenendo lo schema simmetrico. Tutto questo per contenere antipatici fenomeni capacitivi, controllare il carico induttivo, migliorando di fatto la schermatura cosiddetta ‘per compensazione’ che è una caratteristica fondamentale di tutto il mondo Forrest.

In pratica è il cavo stesso a schermare se stesso.

Per ottenere tutto questo, mi duole dirlo, ma bisogna essere andati a scuola e aver frequentato le lezioni di fisica. Niente radio elettra delle patatine col solito conduttore in rame lunare, del tutto fuori norma e con caratteristiche fisiche imprevedibili e pericolose.Il powercord, oltre che ben suonante deve garantire la sicurezza.

Ma so che queste, per i più, rimangono parole buttate al vento e qualche cialtrone analfabeta avrà sempre modo di piazzare i suoi miracolosi cavi in “arggggiento”…

Il suono.

Il confronto l’ho fatto sia con la vecchia versione del powercord che col Supreme Reference.

Vi dico subito che il glorioso primissimo Forrest è stato pesantemente surclassato, soprattutto nella profondità e nella raffinatezza. Questa nuova versione suona più estesa, ancora più ariosa e coinvolgente e, permettetemi, più musicale e coerente. Una bella spanna più su nella direzione della classe e del livello dell’oggetto. Davvero un’altro suono, accidentaccio…

E col Supreme Reference?

Beh, quello è un powercord che non è in alcun modo raggiungibile. Mettiamoci il cuore in pace. Il Supreme rimane un cavo da pazzi per come è pensato e per come è costruito ed è un mondo, direi, un universo a parte. E’ anche giusto che sia così.

Sul piano pratico, seppur più massiccio e ingombrante rispetto alla vecchia versione, ammette ancora ampi margini di manovrabilità e non pone difficoltà eccessive al suo posizionamento.

Beh, obiettivo raggiunto direi.

Da adesso in avanti, chi mi chiederà il Nero, si vedrà recapitare questo oggetto inquietante…

I VIRGO BILANCIATI? ECCOLI.

Da oggi anche in XLR.I Forrest Virgo bilanciati. La natura bilanciata è stata curata ed implementata fin dalla geometria, intimamente ottimizzata allo scopo di coniugare nella maniera più conveniente possibile sul piano dei fenomeni di natura elettromagnetica, la fase e la controfase della connessione. Appena collaudati nel sistema di un caro amico e già dai primissimi vagiti, non hanno mancato di mostrare la loro grandissima classe, surclassando di fatto il preesistente. Davvero impressionante l’upgrade, su ogni parametro. Considerando il cospicuo rodaggio che questi nuovissimi Forrest hanno mostrato di gradire (direi di pretendere…) già con la versione RCA (semibilanciata), le potenzialità sono enormi. Non ho avuto pietà e ho incaricato questo mio amico di farli ‘cuocere’ un pò. Il mio stato d’animo? Orgoglioso, felice e… parecchio stanco.

VIRGO. L’interconnessione definitiva.

Finalmente l’interconnessione Forrest.

I Virgo Reference.

Rimando al dopo i perché di questa denominazione.

Innanzitutto la domanda… perché ho titubato tanto nell’intraprendere questa avventura nel territorio del segnale (come d’altronde fa chiunque sia dotato di un saldatore…)?

Semplicemente perché il dover mantenere i medesimi elevatissimi standard raggiunti dal progetto Forrest nelle alimentazioni hi end anche nella trasmissione del segnale è una roba davvero molto complessa e bisogna farsi il culo, soprattutto in sede progettuale per capirne prima le problematiche legate alla fisica dei fenomeni elettromagnetici, poscia approntare dei modelli matematici per cercare di sfruttare tali fenomeni nella maniera più conveniente possibile.

Prendere un conduttore, chiuderlo in un schermo, collegarlo a massa, saldare alle sue estremità un paio di connettori e poi rifinirlo con una calza?

No. Non si fa. O almeno, non si fa ad alti livelli e noi vogliamo sempre volare alti, lassù dove nemmeno le aquile oserebbero, nevvero?

Per fare lo cose per bene, bisogna studiare.

Lo studio deve procedere di pari passo percorrendo contemporaneamente due strade parallele, una nel dominio del tempo, l’altra nel dominio delle frequenze. 

Nel progetto ho implementato una geometria differenziale per il segnale e le masse, non solo per compensare in maniera efficace l’effetto Hall ma per conseguire un campo magnetico atto a direzionare i dipoli nella maniera più conveniente possibile in modo da ‘velocizzare’ il tragitto del segnale.

Pure la scelta e lo studio del dielettrico ha avuto un preciso focus. Oltre infatti allo scopo tradizionale, esso in un cavo di segnale hi end ha la precisa funzione di abbassare il livello delle microvibrazioni indotte dal passaggio degli elettroni che ricordiamo perseguono l’andamento della classica funzione d’onda.

Per ottenere ciò in maniera efficace ho ricorso ad un dielettrico fluido, avente la viscosità opportuna al fine di garantire al delicato quanto critico fiume di elettroni il giusto ‘comfort’.

Per il massimo rendimento dal punto di vista puramente elettrico, non ho badato a spese nella scelta del conduttore.

Si tratta di prezioso (e costoso) rame monocristallo UP-OCC dall’elevatissimo grado di purezza 7N (99,9999%) con trattamento Ohno.

L’apoteosi della purezza.

La schermatura è un progetto a parte, ed è basata come per tutta la famiglia Forrest sul fenomeno della compensazione, di tipo totalmente capacitivo. L’unico componente ‘attivo’ è l’elegante ma sobria calza esterna con inserti in rame pieno.

Una parte molto importante in un cavo di segnale top è quella in prossimità delle connessioni, parte curata maniacalmente sia dal punto di vista elettromagnetico che meccanico (non vogliamo mica che tutti gli accorgimenti adottati fin qui vengano sprecati anche in parte nei punti in cui dovrà avvenire l’interfacciamento con le nostre amate elettroniche, no?). Le saldature sono realizzate con componente audiograde (di derivazione Cardas). I connettori sono degli Axiomedia di fascia top rifiniti in oro 24K, isolati in teflon e chiusura a serraggio.

Il suono.

L’inserimento dei Virgo nel mio sistema ne ha rivoluzionato profondamente il suono, surclassando (direi, radendo al suolo) tutto il preesistente che al confronto si è rivelato ben poca cosa, nonostante dei listini con tre zeri.

La sensazione di grandiosità, di ampiezza (in combo con l’alimentazione Red e Supreme Reference) è decuplicata. Tutto questo insieme ad una coerenza e ad una eleganza del suono che hanno dell’incredibile! Oltre a ciò, i Virgo estrapolano una tale quantità d’informazione dalla registrazione che sembra davvero di stare ascoltando un ‘altro disco. Da questo punto di vista si tratta di un cavo estremamente rivelatore ed introspettivo. Impressionante la riproduzione dei transienti, la reattività e l’impeto della Musica. Velocissimo, niente code, niente porzioni di spettro audio che rimangono indietro o mancanti. In questo range, l’estensione agli estremi di banda è disarmante. Un basso profondissimo ma cesellato nel rispetto contemporaneamente di un fattore che è determinante per godere a pieno dell’evento sonoro: il senso del tempo. Credetemi, ci ho messo un po’ a chiudere la mascella di fronte a questa meraviglia….

Da queste ultime considerazioni si dovrebbe aver leggermente percepito il perché del nome.

La Vergine, oltre al mio segno zodiacale, denomina quella regione di universo che è sede di uno dei più grandi superammassi di galassie a noi conosciuto e di cui il nostro Gruppo Locale fa parte. Una regione che si estende per circa 250 milioni di anni luce.

Quindi, la grandiosità, l’immensità, il respiro.

E’ la peculiarità che salta subito all’orecchio all’inserimento di questi cavi. Un respiro, un senso di spazialità che non avevo mai provato anche con cablaggi che fanno di questo parametro il loro biglietto da visita e che, cribbio, hanno da sempre mantenuto le promesse all’ascolto. Ma qui siamo davvero su un altro livello.

Reference? Beh, penso che questo non abbia bisogno di alcuna spiegazione

I Virgo Reference sono disponibili su ordinazione sia in versione RCA che in bilanciato XLR, nella lunghezza di progetto da 1,25 metri. I tempi di consegna variano a seconda della disponibilità di volta in volta del materiale.

NERO. Il cavo di alimentazione coi polmoni

Si, lo faccio! Questa è la risposta finale al quesito che a lungo mi sono posto prima di scrivere queste righe.Il problema è presto spiegato e chi non è audiofilo di primo pelo ha già dedotto tutto dal titolo. Un’altra recensione di un cavo: ecco qual è il problema, ma non basta, perché questo è un cavo di alimentazione! Ah, qui mi metto in un bel pasticcio, ma non basta. Il mio dubbio sul farlo o meno, deriva soprattutto dal fatto che chi realizza questi cavi è un carissimo amico e fin dal primo prototipo del Forrest ho assistito e ascoltato personalmente, insomma mi sento in fondo parte in causa ad ogni possibile commento che quanto scrivo potrà ricevere, ma penso che ogni recensione è in fondo un giudizio personale, mediato da tutta l’oggettività possibile, ma pur sempre personale e anche questo non verrà meno alla premessa. In fondo è un blog, nessuna pretesa di attendibilità scientifica, ne tantomeno di pareri inconfutabili, quelle che seguiranno le mie sincere ed emozionate impressioni di ascolto trascritte per chi avrà l’interesse di leggere e allora iniziamo, via!

Vi presento il Forrest, modello Nero.

Di cosa si tratta? Ma semplicemente del miglior cavo di alimentazione con cui sia venuto a che fare in tanti anni di passione per l’hifi. Lo so, non sono il primo e neanche l’ultimo a scriverlo, ma ora vi spiego perché oggi sono io a farlo.

ASPETTO ESTETICO E REALIZZAZIONE

L’aspetto estetico e la realizzazione sono di prim’ordine, nessuna pecca o imprecisioni nella posa delle guaine termorestringenti e della bellissima e robusta calza esterna. Tutto ha un aspetto molto professionale ed elegante, nulla lascia spazio a possibili confronti con altre realizzazioni artigianali in commercio, nemmeno con quelle più blasonate. Allo stesso modo, sempre dal punto di vista estetico, il confronto coi migliori cavi dei costruttori professionali non intimorisce il Nero (le spine sono di ottima qualità, con connettori rodiati e placcati a specchio e rifiniti in fibra di carbonio), ma soprattutto se prendiamo in esame la maneggevolezza, è qui che arrivano i migliori riscontri. Si tratta di un cavo di sezione importante, ma comunque di buona manovrabilità. Trovato il verso giusto, non si presentano grandi impedimenti per azzeccare la giusta spiegatura verso la presa di corrente (collegare ovviamente sempre prima il cavo alla IEC dell’apparecchio). Questo è ciò che si mostra agli occhi e al tatto, ma dentro la pelle esterna c’è un progetto studiato ed ingegnerizzato dall’ideatore del cavo e la dicitura Double Helix non lascia spazio a dubbi circa la geometria su cui lo stesso si basa.

L’ASCOLTO

Se fin qui qualcuno potrebbe obiettare che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, ma veniamo alle impressioni d’ascolto e vediamo di capire cosa apporta l’adozione di questo cavo all’interno del mio set up. Andando per ordine, il primo Nero inserito nell’impianto è stato quello sul preamplificatore, che è un Pass Labs X2, apparecchio a stato solido progettato da Wayne Colburn. Il cavo in prova è andato a sostituire il cavo francese Viard Audio HD20, cavo top di catalogo e di livello già piuttosto importante e molto diffuso oltralpe. L’impiego del Nero è subito udibile, ma attenzione, non è una di quelle infatuazioni ad effetto, ma di un risultato destinato a durare e condire ogni ascolto con nuove piccole sfumature. Si tratta di un cavo con comportamento molto lineare, nessuna enfatizzazione, in nessuna gamma di frequenze. C’è, ma non ostenta nulla, lascia semplicemente esprimere al meglio le elettroniche a cui si collega. Se questo sembra un risultato scontato, chi ha un po’ di dimistichezza coi cavi di alimentazione, sa benissimo che non tutti hanno la sobrietà e la compostezza necessaria, ma molti prodotti, anche dei più encomiati marchi made in USA, tendono a fare un ottimo lavoro sulla scena, risposta ai transienti, ecc… ma spesso peccano in fatto di linearità timbrica. Non è questo il caso del Nero, che unisce a tutte le buone caratteristiche che uno può aspettarsi da un cordone d’alimentazione di livello top, anche tutta la linearità di risposta che sono la finalità degli stadi di alimentazione delle elettroniche che amiamo.

Ma parliamo adesso di musica…

Sono in possesso di due versioni di Anime Salve di F. De André (BMG – 74321974192 e Ricordi – 74321392452), disco che rimane bellissimo a prescindere da qualsiasi manipolazione o artificio apportato in remastering. Conosco oramai molto bene ogni piccola sfumatura che le voci di De André e Fossati possono assumere a seconda di qualsiasi piccolo cambiamento sull’impianto o sull’ambiente d’ascolto.

Con l’inserimento del Nero gli strumenti fraseggiano con un’intellegibilità mai ascoltata prima, tutto fluisce naturale. La voce di De André ha il giusto colore e rotondità, ferma senza nessun rigonfiamento o borbottio. Le launeddas, che irrompono fragorose in molti brandi del CD non mostrano più nessuna spigolosità, ma solo la forza drammatica alle quali l’autore ha riservato l’intervento nel brano. Sono semplicemente naturali, ariose, armoniose e musicali.

Un altro disco che ho consumato (per fortuna è un CD e quello che ne ha risentito maggiormente è solo la bellissima copertina digipack) è quello del gruppo Scaramouche, Voyager 2011 (Felmay – Fy 7041 885016704124). Si tratta di una felicissima registrazione della piccola etichetta torinese Felmay, che vede impegnati a swingare Lucio Villani, bassista e mente del gruppo e le bellissime voci di Marta Capponi e Andrea Belli. Sono proprio questi gli ingredienti che fanno tornare a mettere e rimettere questo bellissimo disco, un cantato jazz incantevole ed il contrabbasso di Villani esaltati dalla linearità apportata dall’impiego del Nero. Swing da camera e le atmosfere alla Django Reinhardt incantano nella cover di pezzi che in origine nulla avevano a che spartire col jazz e la classica, ma che invece sono alla base di tutte le interpretazioni di Villani e colleghi.

Altro disco che amo molto, ma tanto bello quanto impietoso se il set up non è a posto. Mi riferisco a More Songs From Planet Earth di David Munyon (Stockfish – SFR 357.6032.2). I pezzi di questo disco sono registrati nella seconda metà degli anni 90, all’epoca questo artista americano andava verso il 50 e senza fargli nessuno sconto, la sua voce è roca, sporca e a volte lacrimevole come ci si può aspettare da un cantautore country, che racconta di emarginati e preghiere spazzate dal vento in Alabama. La voce che ti aspetti in un disco come questo deve avere quel tanto di ‘vissuto’ e il Nero ha conferito tutta la trasparenza necessaria, appagando le mie più alte aspettative! Vette davvero altissime, una registrazione da urlo. Parliamo in fondo di una delle più belle produzioni Stockfish e di un cantautore country ispiratissimo in grado di toccare le più profonde corde dell’animo.

FULL NERO

Cosa succede se la posta in gioco sale? Ovvero come suona l’impianto all’aumentare del numero dei Neri collegati? Il tutto migliora in maniera altrettanto sorprendente, il mio playe Naim CDX ne beneficia in maniera incontrovertibile. Il questo caso il Nero va a sostituire il cavo originale Naim, che si, è un normalissimo cavo molto simile a quelli che chiamiamo cavi per pc, ma in molte occasioni quest’ultimo è preferibile a tanti dannosi cavi equalizzati (che Naim proprio non sopporta). Infine anche il finale trae vantaggio nella sostituzione di un apprezzato Nordost Blue Heaven con un altro Nero. Ecco il il full Forrest Nero realizzato! E che suono e la prova del nove è quella non voluta, cioè quella che mi è capitata in poche altre occasioni (anni fa con in prova un musicalissimo dac Naim): succede di mettere un disco rock, un cd di cui tutto sommato si conosce già molto bene ogni brano (sto parlando di Ben Harper & The Inoncent Criminals, Call It What IS  (Stax stx-38802-01) e poi girare un po’ per casa a fare altro senza rimanere imbambolati a guardare in mezzo alle casse. Beh, succede di sobbalzare al riff di chitarra o al picchettare di qualche bacchetta sui piatti della batteria per esclamare che questo timbro così reale non l’avevo mai sentito!

Aria, tanta, tantissima aria!!

CONCLUSIONI

Cosa fanno questi cavi di diverso da tutti gli altri? Della loro geometria vi ho forse scritto, il foglio a corredo redatto dal progettista riporta:

Ho realizzato questa geometria, che ho denominato D-Helix (doppia elica), costituita da due solenoidi che si avvolgono… (….)… in questo modo sono riuscito ad ‘imbrigliare’ i campi magnetici in modo da non creare dannosissime correnti parassite, mantenendo un valore induttivo bassissimo, così da minimizzare la distorsione alle alte frequenze, allo stesso tempo, il temuto effetto pelle diventa trascurabile (in questo senso una nuvola di conduttori è molto più vantaggiosa di un singolo conduttore di grossa sezione….) e infine, questa geometria ha generato un carico capacitivo tale, da rendere superfluo l’utilizzo di una schermatura tradizionale. In pratica lo schermo è lo stesso cavo (la cosiddetta schermatura per compensazione), con tutti i vantaggi in termini di ariosità che questo comporta.

E allora forse il bandolo della matassa (scusate il gioco di parole visto che sto scrivendo di cavi) sta tutto qui. Si tratta semplicemente di un cavo molto ben ingegnerizzato, le cui caratteristiche fisiche (quelle che contano nel caso dei cordoni di alimentazione!) sono state pianificate e controllate al fine di ottenere il miglior suono possibile, neutro e rispettoso delle peculiarità timbriche e caratteriali  di ogni apparecchio a cui si collega.

SU AFdigitale…

… si parla del Forrest.

https://www.afdigitale.it/i-cavi-forrest-cable/?fbclid=IwAR3GtE3syGjINYdV6tg18ja5NKoBlUIHQDLP9fh0bYUgBa9JTdJ2Y3qRS1c

Auguri!

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